La barriera intestinale è il sistema multistrato che separa il contenuto del lume intestinale dal resto dell’organismo, regolando in modo selettivo il passaggio di nutrienti, acqua e molecole. Quando questa selettività si riduce si parla di aumentata permeabilità intestinale, condizione spesso indicata in inglese come leaky gut. È un’alterazione funzionale delle giunzioni strette e dell’equilibrio mucosale, non un intestino “bucato”, ed è stata associata a infiammazione cronica di basso grado, disturbi gastrointestinali funzionali e modificazioni della risposta immunitaria [1][2].
In questo articolo vediamo cos’è la barriera intestinale, cosa significa permeabilità intestinale o leaky gut, quali sintomi possono accompagnarla, quali fattori la possono alterare e come la nutrizione, in un percorso clinico personalizzato, può contribuire a supportarla.

Barriera intestinale in sintesi: cosa serve sapere
| Area | Cosa considerare nella barriera intestinale | Messaggio chiave |
|---|---|---|
| Struttura | Muco, epitelio, giunzioni strette, microbiota, sistema immunitario mucosale | Non è una singola parete: è un sistema multistrato e dinamico |
| Funzione | Assorbimento selettivo dei nutrienti, contenimento di batteri e antigeni, dialogo immunitario | La selettività è il punto: filtra ciò che serve, blocca ciò che è dannoso |
| Permeabilità alterata | Allentamento delle giunzioni strette, riduzione dello strato di muco, disbiosi | Non significa intestino “bucato”: è un’alterazione funzionale, non una lesione macroscopica |
| Sintomi | Gonfiore, alvo irregolare, discomfort post-prandiale, sensibilità alimentari riferite | Nessun sintomo è specifico: serve sempre inquadramento clinico |
| Cause | Infiammazione, disbiosi, dieta povera di fibre, stress, infezioni, farmaci, invecchiamento | Quasi mai un fattore unico: l’origine è multifattoriale |
| Approccio | Valutazione clinico-nutrizionale personalizzata, nessun protocollo “uguale per tutti” | Eliminare alimenti a caso non aiuta: spesso peggiora il quadro |
Cos’è la barriera intestinale
La barriera intestinale è un sistema funzionale multistrato che separa il contenuto del lume intestinale dall’ambiente interno dell’organismo. Non coincide solo con la parete dell’intestino: è una struttura integrata composta da elementi fisici, chimici, biologici e immunitari che lavorano in modo coordinato [1][3].
I principali componenti della barriera intestinale sono:
- lo strato di muco che riveste l’epitelio, prodotto dalle cellule caliciformi e contenente mucine, peptidi antimicrobici e immunoglobuline (vedi strato di muco intestinale)
- le cellule epiteliali intestinali (enterociti, cellule di Paneth, cellule caliciformi, cellule enteroendocrine)
- le giunzioni strette tra gli enterociti, che sigillano lo spazio tra una cellula e l’altra
- il microbiota intestinale, che occupa lo spazio luminale e contribuisce a una barriera ecologica
- il sistema immunitario intestinale, localizzato nella lamina propria e nelle placche di Peyer
Le giunzioni strette sono particolarmente importanti perché regolano la cosiddetta via paracellulare, cioè il passaggio di acqua, ioni e piccole molecole tra una cellula epiteliale e l’altra [3]. In altre parole, sono il principale dispositivo di selettività dell’intestino: lasciano passare ciò che serve e ostacolano il passaggio di molecole più grandi o potenzialmente dannose.
Quando questa funzione di controllo si indebolisce, la barriera perde efficienza e può comparire un aumento della permeabilità intestinale.
Cos’è la permeabilità intestinale o Leaky Gut
La permeabilità intestinale indica una condizione in cui il passaggio di sostanze attraverso la mucosa intestinale risulta aumentato rispetto al normale, a causa di una ridotta efficienza della barriera e delle giunzioni strette. In ambito divulgativo è spesso chiamata anche leaky gut, espressione inglese che si traduce letteralmente come “intestino permeabile” [1][2].
Va detto con chiarezza che leaky gut non significa intestino “bucato”, come a volte si legge online. Più correttamente si tratta di un’alterazione funzionale delle giunzioni strette e dell’omeostasi mucosale, che rende la barriera meno selettiva. Lipopolisaccaride batterico (LPS), antigeni alimentari e altre molecole possono attraversare la mucosa con maggiore facilità ed entrare in contatto con il sistema immunitario sottostante [2].
Questa situazione è stata associata, secondo la letteratura, a:
- attivazione immunitaria locale e sistemica
- infiammazione cronica di basso grado
- maggiore sensibilità intestinale
- peggioramento di sintomi gastrointestinali già presenti
- possibili ricadute extraintestinali in soggetti predisposti [2][4]
Il termine leaky gut è oggi molto diffuso anche fuori dall’ambito scientifico, ma è importante affrontarlo con prudenza. La letteratura clinica di riferimento invita a non considerare il “leaky gut syndrome” come una diagnosi autonoma, ma come un meccanismo fisiopatologico da inquadrare in un quadro più ampio. A oggi non è dimostrato che ripristinare la funzione di barriera sia di per sé sufficiente a risolvere i disturbi gastrointestinali o sistemici a cui viene associata [4]. Non tutto il gonfiore dipende dalla permeabilità intestinale, e non ogni disturbo intestinale va automaticamente interpretato in questa chiave.
Tra i regolatori molecolari più studiati della permeabilità intestinale c’è la zonulina, una proteina che modula l’apertura delle giunzioni strette ed è stata proposta come uno dei marcatori della funzione di barriera [5].
A cosa serve una barriera intestinale sana
Una barriera intestinale integra è essenziale per mantenere un dialogo equilibrato tra il contenuto luminale e l’organismo. Le sue funzioni principali sono:
- favorire un assorbimento selettivo dei nutrienti
- limitare il passaggio di antigeni alimentari e molecole irritanti
- ostacolare la traslocazione batterica e di componenti microbiche come LPS
- modulare la risposta immunitaria mucosale e sistemica
- contribuire all’equilibrio dell’asse intestino-fegato e intestino-cervello [1][3]
Quando la barriera funziona bene, l’intestino riesce a convivere con una popolazione microbica vastissima senza che questo si traduca in attivazione immunitaria continua. Quando invece la barriera si altera, può aumentare lo stress infiammatorio e possono emergere sintomi digestivi.
Quali sintomi può dare la permeabilità intestinale
La permeabilità intestinale non ha un sintomo unico e specifico: si inserisce più spesso all’interno di un quadro clinico più ampio, con manifestazioni che variano da persona a persona. Per questo la sola presenza di sintomi gastrointestinali non è sufficiente, da sola, a far diagnosi di alterazione della barriera [4].
Tra i segnali più frequentemente riferiti nei contesti in cui si discute di permeabilità intestinale troviamo:
- gonfiore addominale ricorrente
- meteorismo o eccessiva produzione di gas
- alvo irregolare
- diarrea o alternanza diarrea-stipsi
- digestione difficile
- sensazione di intestino “irritato”
- fastidi addominali ricorrenti dopo i pasti
- maggiore sensibilità riferita ad alcuni alimenti
In alcuni casi il quadro può accompagnarsi anche a manifestazioni sistemiche, come stanchezza persistente o sensazione di infiammazione diffusa, ma questi aspetti vanno interpretati con prudenza e nel contesto clinico corretto, evitando di attribuire automaticamente alla permeabilità intestinale sintomi che possono avere molte altre origini.
Le principali cause di alterazione della barriera intestinale
Nella pratica clinica, l’alterazione della barriera intestinale è quasi sempre multifattoriale: dipende dalla combinazione di più elementi che si sommano nel tempo, non da un singolo fattore [1][2].
1. Infiammazione intestinale
Le condizioni infiammatorie possono favorire la dissociazione delle giunzioni strette, alterare la produzione di muco e rendere la mucosa più vulnerabile al passaggio di antigeni e LPS [3].
2. Disbiosi intestinale
Un microbiota alterato può influenzare negativamente la produzione di metaboliti benefici come gli acidi grassi a corta catena (in particolare butirrato), compromettendo il trofismo dell’epitelio e l’integrità del muco. Per approfondire vedi disbiosi intestinale: sintomi, cause e alimentazione e come capire se è davvero disbiosi intestinale.
3. Alimentazione squilibrata
Una dieta povera di fibre fermentescibili, ricca di alimenti ultra-processati, zuccheri semplici e grassi di scarsa qualità si associa, in studi sia preclinici sia clinici, a modifiche del microbiota e a una possibile riduzione dell’integrità di barriera [6].
4. Stress cronico
L’asse intestino-cervello gioca un ruolo importante: stress prolungato e disregolazione neuroendocrina possono influenzare motilità, infiammazione di basso grado e funzione di barriera [7].
5. Infezioni o aggressioni intestinali
Eventi acuti (gastroenteriti, infezioni batteriche o virali) o assunzione cronica di alcuni farmaci possono alterare temporaneamente o più stabilmente l’integrità mucosale.
6. Invecchiamento
L’invecchiamento si associa a modifiche del microbiota (cosiddetta inflammaging gut microbiota), della produzione di muco e della risposta immunitaria locale, fattori che possono rendere la barriera intestinale meno efficiente [3].
Il ruolo delle giunzioni strette intestinali

Le giunzioni strette sono complessi proteici che sigillano lo spazio tra una cellula epiteliale e l’altra, regolando la via paracellulare di passaggio di acqua e soluti. Comprendono proteine transmembrana (claudine, occludina, tricellulina) e proteine di ancoraggio intracellulari come le ZO (zonula occludens) [3].
Il loro mantenimento dipende da una regolazione biologica complessa. Tra i fattori che, secondo la letteratura, sembrano supportarne la funzione troviamo:
- GLP-2 (glucagon-like peptide 2), peptide intestinale coinvolto nel trofismo della mucosa e nel rafforzamento delle giunzioni strette [8]
- AMPK (AMP-activated protein kinase), sensore energetico cellulare che contribuisce all’assemblaggio delle giunzioni e all’omeostasi epiteliale [9]
- butirrato e altri acidi grassi a corta catena, principale fonte energetica dei colonociti e modulatori dell’integrità di barriera [6]
Al contrario, in condizioni infiammatorie, l’attivazione di vie intracellulari come MAPK e citochine pro-infiammatorie come TNF-α può contribuire alla perdita di coesione delle giunzioni strette e all’aumento della permeabilità [3].
Questo aiuta a capire un concetto chiave: la salute della barriera intestinale non dipende da un singolo alimento o da un singolo integratore, ma dall’equilibrio complessivo tra microbiota, infiammazione, integrità mucosale e segnali metabolici.
Nutrizione e barriera intestinale: cosa è oggetto di studio

Dal punto di vista nutrizionale, il supporto alla barriera intestinale deve essere ragionato e personalizzato: non esiste un protocollo universale valido per tutti. Esistono però strategie e composti che la letteratura scientifica studia come potenziali coadiuvanti, sempre da inserire in un contesto clinico definito e mai come “ricette” fai-da-te.
Fibre solubili e amido resistente
Una dieta che includa una quota adeguata di fibre solubili fermentescibili e amido resistente può favorire la produzione di acidi grassi a corta catena da parte del microbiota, in particolare di butirrato [6].
Prebiotici e probiotici
Specifici prebiotici e probiotici, selezionati per ceppo e contesto clinico, sono studiati per il loro possibile contributo all’equilibrio del microbiota e, indirettamente, alla funzione di barriera [10]. La scelta non è mai generica: dipende dal quadro del paziente.
Glutammina e glicina
Tra gli aminoacidi più studiati nel supporto trofico della mucosa intestinale troviamo glutammina e glicina, considerati in alcuni protocolli di ricerca clinica per il loro possibile ruolo sulle cellule epiteliali, sempre in contesti selezionati e sotto guida professionale [11].
Butirrato
Il butirrato, prodotto dalla microflora intestinale e disponibile anche in alcune formulazioni specifiche, è uno dei composti più studiati per il suo ruolo trofico sulla mucosa colica e per l’influenza sulle giunzioni strette [6].
Berberina e attivazione di AMPK
La berberina è un integratore studiato, soprattutto in modelli sperimentali, per il suo possibile effetto di attivazione di AMPK, con potenziali ricadute sull’assemblaggio delle giunzioni strette e sul metabolismo epiteliale [9]. Nell’uomo le prove disponibili sono limitate e riguardano perlopiù marcatori surrogati. Non è un intervento da adottare in autonomia: l’eventuale impiego va valutato caso per caso, tenendo conto delle terapie già in corso.
Nessuno di questi elementi va inteso come “cura del leaky gut” o come strategia da applicare in autonomia: vanno considerati solo all’interno di un percorso clinico-nutrizionale individualizzato.
Leaky Gut e disturbi gastrointestinali: quando sospettarlo
In ambito clinico, un’alterazione della barriera intestinale può essere un elemento da considerare quando il paziente presenta sintomi gastrointestinali persistenti in un contesto compatibile con disbiosi o infiammazione. Tra le situazioni più frequenti:
- gonfiore persistente
- sintomi intestinali ricorrenti
- alvo irregolare non ben controllato
- discomfort post-prandiale frequente
- sensibilità alimentari riferite o sospette
- disturbi gastrointestinali cronici in un contesto di disbiosi o infiammazione di basso grado
- quadri funzionali come ipersensibilità viscerale, in cui la sensibilizzazione dei nervi viscerali si intreccia con la funzione mucosale
Va però detto con chiarezza che il concetto di leaky gut non sostituisce la diagnosi medica. È un aspetto fisiopatologico da integrare in una valutazione più ampia, che tenga conto di storia clinica, sintomi, alimentazione, microbiota, eventuali esami e diagnosi differenziale rispetto a condizioni organiche [4].
Perché non basta eliminare alimenti “a caso”
Uno degli errori più frequenti è pensare che la soluzione consista nell’eliminare in autonomia molti alimenti. In realtà, una restrizione alimentare non guidata può peggiorare ulteriormente l’equilibrio intestinale, riducendo la varietà nutrizionale, l’apporto di fibre e la ricchezza del microbiota, con effetti potenzialmente controproducenti sulla barriera stessa [6].
Quando si sospetta un’alterazione della barriera intestinale, il lavoro clinicamente serio non consiste nel “mangiare sempre meno”, ma nel costruire un percorso razionale che valuti:
- sintomi prevalenti e loro andamento
- tolleranze individuali
- composizione complessiva della dieta
- presenza di stress o disbiosi
- eventuale necessità di approfondimenti diagnostici
L’approccio corretto: intestino, microbiota, infiammazione e nutrizione
La barriera intestinale va considerata come parte di un sistema più ampio, non come un’entità isolata. Un approccio efficace tiene insieme:
- mucosa intestinale e strato di muco
- microbiota e suoi metaboliti
- processi infiammatori locali e sistemici
- assetto alimentare individuale
- stile di vita, stress e qualità del sonno
È in questa lettura integrata che un professionista esperto in disturbi gastrointestinali può fare la differenza: non limitandosi a una “dieta per il leaky gut” generica, ma costruendo un percorso clinico-nutrizionale che parta dai sintomi reali del paziente e lavori sulle cause più probabili del problema.
Quando rivolgersi a un nutrizionista per disturbi gastrointestinali
Se ti riconosci in un quadro di gonfiore, alvo irregolare, digestione difficile o sintomi intestinali ricorrenti, e ti chiedi se possa esserci di mezzo un’alterazione della barriera intestinale, l’indicazione più solida è non affidarsi a interpretazioni generiche o protocolli “uguali per tutti”.
Nel mio lavoro come nutrizionista clinico mi occupo in modo specifico di disturbi gastrointestinali, con particolare attenzione a quadri di gonfiore, colon irritabile, reflusso, disbiosi intestinale, alvo irregolare e percorsi nutrizionali per intestino sensibile e infiammazione di basso grado.
Quando un paziente riferisce sintomi compatibili con una possibile alterazione della barriera intestinale, l’obiettivo non è applicare etichette superficiali come “leaky gut”, ma effettuare una valutazione clinico-nutrizionale completa, personalizzata e coerente con il quadro generale. Per approfondire il percorso e prenotare una visita puoi consultare la pagina dedicata al nutrizionista per disturbi gastrointestinali a Milano.
Domande frequenti su barriera intestinale e leaky gut
Cos’è la barriera intestinale?
La barriera intestinale è il sistema multistrato di protezione dell’intestino che regola in modo selettivo il passaggio di nutrienti, acqua e molecole tra lume intestinale e organismo. È composta da muco, epitelio, giunzioni strette, microbiota e sistema immunitario mucosale, che lavorano insieme.
Cosa significa permeabilità intestinale?
La permeabilità intestinale indica un aumento del passaggio di sostanze attraverso la mucosa intestinale, dovuto a una ridotta efficienza della barriera e delle giunzioni strette. È un’alterazione funzionale, non una lesione macroscopica: non significa “intestino bucato”.
Leaky gut e permeabilità intestinale sono la stessa cosa?
Sì, leaky gut è l’espressione inglese comunemente usata per indicare una condizione di aumentata permeabilità intestinale. Le società scientifiche raccomandano però di non considerarla una diagnosi clinica autonoma, ma un meccanismo fisiopatologico da inquadrare in un quadro più ampio.
Quali sono i sintomi della permeabilità intestinale?
Non esiste un sintomo specifico della permeabilità intestinale. Tra le manifestazioni più frequentemente riferite ci sono gonfiore, alvo irregolare, diarrea o stipsi, discomfort post-prandiale, meteorismo e maggiore sensibilità digestiva. La presenza di questi sintomi va sempre interpretata in un contesto clinico più ampio.
Come si misura la permeabilità intestinale?
In ambito di ricerca esistono test che valutano la permeabilità intestinale (per esempio il test al lattulosio/mannitolo o il dosaggio della zonulina), ma la loro applicabilità clinica e il loro significato come strumenti diagnostici di routine sono ancora oggetto di discussione scientifica. La valutazione clinica resta quindi centrale.
Cosa aiuta la barriera intestinale?
In un percorso personalizzato possono essere considerate strategie nutrizionali orientate a fibre solubili e amido resistente, ad alcuni prebiotici e probiotici, e in contesti selezionati a composti come butirrato, glutammina e glicina. Tutti questi elementi vanno inseriti in un quadro clinico definito e non vanno usati come ricette fai-da-te.
Esiste una “dieta per il leaky gut”?
Non esiste un’unica dieta validata come “dieta per il leaky gut”. L’approccio nutrizionale va costruito sul singolo paziente, sui suoi sintomi, sulla qualità del microbiota e sul contesto clinico. Eliminare alimenti in autonomia, senza una strategia chiara, può ridurre la varietà nutrizionale e peggiorare il quadro.
Approfondimenti sulla salute digestiva
Se ti interessa capire come funzionano intestino, microbiota e barriera senza cercare scorciatoie, puoi ricevere via email gli approfondimenti sulla salute digestiva che pubblico periodicamente.
Fonti e bibliografia
- Camilleri M. Leaky gut: mechanisms, measurement and clinical implications in humans. Gut. 2019;68(8):1516-1526. doi:10.1136/gutjnl-2019-318427. Link
- Fasano A. All disease begins in the (leaky) gut: role of zonulin-mediated gut permeability in the pathogenesis of some chronic inflammatory diseases. F1000Research. 2020;9:F1000 Faculty Rev-69. doi:10.12688/f1000research.20510.1. Link
- Odenwald MA, Turner JR. The intestinal epithelial barrier: a therapeutic target?. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. 2017;14(1):9-21. doi:10.1038/nrgastro.2016.169. Link
- Camilleri M. What is the leaky gut? Clinical considerations in humans. Current Opinion in Clinical Nutrition and Metabolic Care. 2021;24(5):473-482. doi:10.1097/MCO.0000000000000778. Link
- Fasano A. Zonulin and its regulation of intestinal barrier function: the biological door to inflammation, autoimmunity, and cancer. Physiological Reviews. 2011;91(1):151-175. doi:10.1152/physrev.00003.2008. Link
- Parada Venegas D, De la Fuente MK, Landskron G, et al. Short Chain Fatty Acids (SCFAs)-Mediated Gut Epithelial and Immune Regulation and Its Relevance for Inflammatory Bowel Diseases. Frontiers in Immunology. 2019;10:277. doi:10.3389/fimmu.2019.00277. Link
- Konturek PC, Brzozowski T, Konturek SJ. Stress and the gut: pathophysiology, clinical consequences, diagnostic approach and treatment options. Journal of Physiology and Pharmacology. 2011;62(6):591-599. Link
- Drucker DJ, Yusta B. Physiology and pharmacology of the enteroendocrine hormone glucagon-like peptide-2. Annual Review of Physiology. 2014;76:561-583. doi:10.1146/annurev-physiol-021113-170317. Link
- Sun X, Zhu MJ. AMP-activated protein kinase: a therapeutic target in intestinal diseases. Open Biology. 2017;7(8):170104. doi:10.1098/rsob.170104. Link
- Hill C, Guarner F, Reid G, et al. Expert consensus document: The International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics consensus statement on the scope and appropriate use of the term probiotic. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. 2014;11(8):506-514. doi:10.1038/nrgastro.2014.66. Link
- Kim MH, Kim H. The Roles of Glutamine in the Intestine and Its Implication in Intestinal Diseases. International Journal of Molecular Sciences. 2017;18(5):1051. doi:10.3390/ijms18051051. Link
Disclaimer: questo articolo ha finalità informativa e divulgativa e non sostituisce la valutazione di un medico o di un nutrizionista clinico. La diagnosi e il trattamento dei disturbi gastrointestinali, così come la valutazione di un’eventuale alterazione della barriera intestinale, richiedono una valutazione individuale.
Autore, revisione, aggiornamento
Scritto da: Dr. Massimo d’Angelo – nutrizionista clinico
Revisione editoriale e nutrizionale: Dr. Massimo d’Angelo – nutrizionista clinico
Pubblicato il: 15 marzo 2026
Aggiornato il: 5 agosto 2026


Lascia un commento