La SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth, sovracrescita batterica nell’intestino tenue) è una condizione che può accompagnarsi a sintomi gastrointestinali persistenti come gonfiore addominale, meteorismo, tensione dopo i pasti, alterazioni dell’alvo, digestione difficile e discomfort intestinale ricorrente.
Molte persone arrivano alla visita dopo mesi — talvolta anni — di sintomi, dopo aver tentato diverse strategie alimentari in autonomia o dopo aver già eseguito un breath test con esito positivo. In questi casi, il punto non è solo cosa mangiare, ma come costruire un’alimentazione coerente con il quadro clinico, con il tipo di SIBO (a idrogeno, a metano/IMO, a idrogeno solforato) e con la tolleranza individuale.
Un percorso nutrizionale personalizzato aiuta a impostare la gestione alimentare in modo strutturato, evitando esclusioni casuali, schemi rigidi presi online o restrizioni prolungate che rischiano di impoverire la dieta senza reale beneficio.
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Gestisci la SIBO con un approccio nutrizionale strutturato
Un percorso che parte dalla diagnosi medica e costruisce un’alimentazione sostenibile, fase dopo fase.

Piano alimentare personalizzato
Nessuno schema standardizzato: il piano viene costruito sul tuo breath test, sui sintomi prevalenti e sulla tua tolleranza individuale, con fasi definite di riduzione, reintroduzione e mantenimento.

Percorso seguito nel tempo
La gestione della SIBO non si esaurisce in una visita. I controlli successivi servono a monitorare la risposta, modificare il piano e guidare la reintroduzione degli alimenti, evitando restrizioni prolungate.

Coordinamento con il tuo medico
Lavoro in collaborazione con il gastroenterologo e gli altri specialisti coinvolti, condividendo referti e impostazione del percorso quando opportuno, per un approccio coerente al caso.
Cos’è la SIBO
La SIBO si verifica quando nell’intestino tenue è presente una quantità di batteri superiore alla norma, oppure quando vi proliferano specie batteriche che dovrebbero trovarsi prevalentemente nel colon. Questa alterazione del microbiota intestinale può interferire con la digestione e l’assorbimento dei nutrienti e generare la fermentazione anomala dei carboidrati, con produzione di gas (idrogeno, metano, idrogeno solforato) responsabili di buona parte dei sintomi.
Si distinguono comunemente tre forme:
- SIBO a idrogeno — associata più spesso a diarrea o alvo accelerato
- IMO (Intestinal Methanogen Overgrowth) — sovracrescita di archea metanogeni, associata più spesso a stipsi e gonfiore marcato
- SIBO a idrogeno solforato (H₂S) — più recentemente caratterizzata, può accompagnarsi a sintomi misti
La diagnosi è di competenza medica e si basa principalmente sul breath test al lattulosio o al glucosio, prescritto e interpretato dal gastroenterologo. Il nutrizionista clinico interviene in un momento successivo, nella gestione alimentare del quadro.
Sintomi più frequenti
I sintomi riferiti dai pazienti che si rivolgono allo studio sono tipicamente:
- Gonfiore addominale, spesso peggiorato dopo i pasti
- Meteorismo ed eruttazioni frequenti
- Alvo alterno, diarrea o stipsi persistente
- Tensione e distensione addominale visibile
- Digestione lenta, senso di pienezza precoce
- Crampi o dolore addominale
- Stanchezza dopo i pasti, talvolta sensazione di “annebbiamento”
- In alcuni casi, segni di malassorbimento (carenze marziali, vitamina B12, vitamina D)
Questi sintomi non sono specifici della SIBO e si sovrappongono ad altre condizioni — sindrome dell’intestino irritabile, intolleranze, disbiosi del colon, celiachia, MICI. Per questo è essenziale che la diagnosi sia posta dal medico prima di impostare un percorso nutrizionale mirato.
Quando rivolgersi a un nutrizionista per la SIBO
Il gastroenterologo si occupa della diagnosi (breath test, esami di approfondimento) e dell’eventuale terapia farmacologica — antibiotica o con antimicrobici naturali — quando indicata.
Il nutrizionista clinico entra in gioco per:
- impostare un’alimentazione che supporti il trattamento medico nelle fasi attive
- ridurre i sintomi tramite modulazione dei substrati fermentabili
- guidare la reintroduzione progressiva degli alimenti dopo la fase di restrizione, evitando diete eliminative prolungate
- prevenire le recidive con strategie di mantenimento sostenibili nel lungo periodo
- valutare lo stato nutrizionale ed eventuali carenze associate
Il percorso nutrizionale è complementare al trattamento medico, non alternativo.
Il percorso nutrizionale: cosa succede in studio
Prima visita (circa 45 minuti) Anamnesi clinica e nutrizionale approfondita, valutazione di referti ed esami già eseguiti (in particolare il breath test, se disponibile), analisi del diario alimentare, valutazione della composizione corporea. L’obiettivo è inquadrare il caso in modo completo prima di proporre qualsiasi schema.
Costruzione del piano alimentare A seconda del quadro, il piano può prevedere una fase iniziale di riduzione mirata dei substrati fermentabili (per esempio un protocollo low FODMAP modificato, un approccio bifasico SIBO, o altre strategie dietoterapiche), calibrata sulla tolleranza individuale e sulla presenza di patologie associate. Non esiste un’unica “dieta SIBO” valida per tutti.
Controlli e fase di reintroduzione I controlli successivi servono a monitorare la risposta sintomatologica, modificare il piano e — soprattutto — guidare la reintroduzione strutturata degli alimenti. Questa fase è cruciale: una dieta restrittiva mantenuta troppo a lungo può ridurre la diversità del microbiota e peggiorare il quadro nel medio periodo.
Mantenimento Una volta stabilizzato il quadro, l’obiettivo è costruire un’alimentazione varia, sostenibile e compatibile con la vita reale del paziente.
Approccio integrato
La gestione della SIBO trae beneficio da una collaborazione multidisciplinare: gastroenterologo, nutrizionista clinico e, in alcuni casi, altri specialisti (endocrinologo, ginecologo, psicologo per la componente di stress che incide sulla motilità intestinale). Lo studio lavora in coordinamento con i medici curanti del paziente, condividendo referti e impostazione del percorso quando opportuno.
Chi ti seguirà

Dr. Massimo D’Angelo
Specializzazione in nutrizione clinica, alimentazione in patologie gastro-enterologiche.
Esperienza clinica Esercito come nutrizionista clinico da 25 anni. La pratica clinica è dedicata in prevalenza ai disturbi gastrointestinali funzionali e organici, con particolare attenzione a SIBO, sindrome dell’intestino irritabile (IBS), disbiosi, gastrite, reflusso gastroesofageo, malattie infiammatorie croniche intestinali in fase di remissione.
Approccio al paziente con SIBO
- Lavoro per piani brevi e reintroduzioni strutturate, evitando per quanto possibile restrizioni alimentari prolungate.
- Non propongo protocolli “uguali per tutti”: ogni piano è costruito sul singolo caso clinico, sul tipo di SIBO accertato e sulla tolleranza individuale.

Domande frequenti
La SIBO si “guarisce” definitivamente?
La SIBO ha una nota tendenza alla recidiva, soprattutto quando non si interviene anche sui fattori predisponenti (alterazioni della motilità intestinale, uso prolungato di inibitori di pompa protonica, esiti di interventi chirurgici, condizioni associate). Un percorso ben strutturato lavora sia sul sintomo sia sulla prevenzione delle ricadute.
Quanto dura il percorso nutrizionale?
Variabile. La fase di riduzione iniziale dura tipicamente 4-8 settimane, seguita da una reintroduzione progressiva di durata simile. Il mantenimento è personalizzato. L’obiettivo è uscire dalla restrizione il prima possibile, non rimanere a dieta ristretta a tempo indefinito.
Devo già aver fatto il breath test prima di prenotare?
Non è obbligatorio per la prima visita, ma è molto utile. Se non l’hai ancora eseguito e il sospetto clinico è fondato, ti indirizzerò al gastroenterologo o al medico di base per completare il quadro clinico
La dieta low FODMAP è sempre indicata?
No. È uno degli strumenti possibili, non l’unico, e va adattata: la versione “rigida” originale è pensata per la sindrome dell’intestino irritabile e nella SIBO può richiedere modifiche. La scelta dipende dal tipo di SIBO, dai sintomi prevalenti e dalla storia del paziente.
La visita può essere fatta online?
Sì, le visite posso essere svolte in videoconsulto.
Posso seguire il percorso in gravidanza o allattamento?
Sì, con un piano specificamente adattato per garantire l’apporto nutrizionale necessario in queste fasi. Vanno evitati protocolli restrittivi non calibrati.
